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Lo spazio non è neutro: cronache (molto) punk dal nostro gruppo di lettura

Se una persona con disabilità non può entrare in un locale, la responsabilità è del gradino all’ingresso o della società che ha deciso che quel gradino va bene così?

Durante l’ultimo incontro di “Punto”, il gruppo di lettura di Caratteri Cubitali, ci siamo fatte questa e molte altre domande. Sul tavolo virtuale c’era un testo che è un vero e proprio manifesto di resistenza: “Lo spazio non è neutro. Accessibilità, disabilità e abilismo” di Ilaria Crippi.

Non è stata una discussione accademica o polverosa. È stata una chiacchierata orizzontale, a tratti arrabbiata, molto ironica e incredibilmente terapeutica, in cui l’esperienza personale è diventata immediatamente azione politica.

Ecco cosa è successo e perché, se non l’avete ancora fatto, dovreste assolutamente correre a leggere questo libro (e unirvi al nostro gruppo di lettura per il prossimo incontro).

1. La sedia a rotelle non è un mobile (e altri limiti da ricostruire)

Nel libro, Ilaria Crippi racconta di come, fin da piccola, abbia dovuto fare i conti con l’invasione sistematica del proprio spazio personale. Durante l’incontro, questa riflessione ha acceso immediatamente una scintilla nella nostra comunità.

Jenny ha condiviso un vissuto comune a chi utilizza ausili per la mobilità fin dall’infanzia:

“Per me era del tutto normale che la gente mi spostasse senza chiedere, o usasse la sedia come appoggio o tavolino per i bicchieri. Ho fatto una fatica immensa, superati i vent’anni, a decostruire questa cosa, a capire che il mio ausilio fa parte del mio corpo e che ho il diritto di porre dei limiti.

La sedia, la carrozzina, il bastone bianco, il cane guida non sono “oggetti comuni” a disposizione di chiunque passi. Sono estensioni del corpo e dell’autonomia personale. Rispettarli significa rispettare l’autodeterminazione della persona.

2. “Ma Paola da Roma non si è lamentata”: l’accessibilità non è una recensione su TripAdvisor

Uno degli aneddoti più folli e illuminanti del libro riguarda la prenotazione di una vacanza. Ilaria arriva in una struttura dichiarata “accessibile”, per poi scoprire che l’unica rampa d’ingresso è quella, ripidissima e pericolosa, di un garage sotterraneo. Di fronte alle sue ovvie proteste, la gestione si difende tirando fuori la fantomatica “Paola da Roma”, un’altra cliente con disabilità che era stata lì e “non aveva avuto alcun problema”.

È il paradosso dell’abilismo: trasformare un diritto soggettivo e inalienabile (l’accessibilità) in una questione di capriccio individuale. Se una persona accetta di farsi trascinare a braccia o di rischiare la propria incolumità fisica su una rampa fuori norma per sfinimento o rassegnazione, non significa che quello spazio sia accessibile. Significa solo che quella persona, in quel momento, non ha avuto la forza o l’energia di combattere una battaglia contro un muro di gomma.

3. Perché tre maxischermi fanno “figo” e una rampa no?

Tiziana ha portato l’attenzione su un altro esempio cruciale del testo. Spesso le organizzazioni spendono budget stratosferici per allestire sale conferenze super tecnologiche, piene di schermi giganti e tecnologie all’avanguardia, costringendo però chi ha difficoltà motorie ad attraversare corridoi bui, cortili di ghiaia impraticabili e percorsi di servizio pur di entrare.

Jenny ha sintetizzato perfettamente questa dinamica:

L’accessibilità non porta prestigio al giorno d’oggi. Non è considerata un marchio di qualità estetica o un valore orientato al futuro su cui investire per fare bella figura, a differenza della tecnologia d’avanguardia.”

Finché l’accessibilità verrà vissuta come un obbligo burocratico fastidioso anziché come una straordinaria opportunità di progettazione universale per ogni corpo, continueremo ad avere uffici pubblici inaccessibili, porte pesantissime impossibili da aprire in autonomia e spazi culturali che escludono di fatto una fetta enorme della cittadinanza.

4. Sotto i tre gradini: l’isolamento strutturale

Valentino ha condiviso una riflessione dolorosa ma fondamentale sulla struttura stessa delle nostre città:

Mia nonna, che usava la carrozzina, non è uscita di casa per quasi dieci anni. Nel nostro palazzo c’è l’ascensore, ma prima dell’ascensore ci sono tre stramaledetti gradini. Fino agli anni ’80 i palazzi venivano costruiti così per questioni di estetica, di umidità o di cantine più alte. Nessuna persona si poneva il problema.”

Stiamo abitando città progettate per un corpo standardizzato che non esiste: giovane, performante, instancabile. Con l’invecchiamento della popolazione e la diffusione di malattie croniche, queste barriere architettoniche stanno letteralmente imprigionando le persone all’interno delle proprie case, privandole del diritto alla socialità, all’aria aperta, alla vita ordinaria.

5. Abbasso l’inspiration porn: rivendichiamo il diritto alla mediocrità

Nel gruppo di lettura abbiamo affrontato anche il tema dell’inspiration porn (pornografia motivazionale, ne ha parlato per la prima volta l’attivista disabile Stella Young, link esterno) e della disabilità vissuta come “performance eccezionale”. Se sei una persona con disabilità, la società si aspetta che tu sia una sorta di supereroina o supereroe (tipo Stephen Hawking o una campionessa paralimpica) oppure ti relega nel ruolo del “bambino angelico”, asessuato e privo di complessità.

Se dipingi con i piedi sei un’ispirazione per le persone non disabili (“E tu che scuse hai per non andare in palestra?”). Se invece sei semplicemente una persona ordinaria che vuole fare cose ordinarie – come andare al cinema, bere una birra o farsi una canna senza dover essere un genio della fisica – allora diventi invisibile.

Noi di Caratteri Cubitali vogliamo scardinare questa narrazione. Non vogliamo essere “ispirazioni motivazionali” per nessuna persona. Vogliamo che l’accessibilità diventi una noiosa, ordinaria, strutturale realtà.

Facciamo rete. Unisciti a “Punto”

Come ha ricordato Riccardo verso la fine dell’incontro, la risposta più forte a tutto questo è fare rete. Creare alleanze tra persone con disabilità diverse, neurodivergenti e che appartengono a movimenti di liberazione (femministi, LGBTQIA+, ecologisti) per contrastare insieme le oppressioni sistemiche del capitalismo e dell’abilismo.

Il gruppo di lettura “Punto” serve proprio a questo: è uno spazio sicuro dove confrontarsi, scambiarsi informazioni, arrabbiarsi insieme e progettare boicottaggi e azioni concrete dal basso. Non è un corso di formazione, non ci sono esami e la lettura del libro non è obbligatoria per partecipare: basta la voglia di ascoltare e decostruire lo sguardo sulla realtà.

Vuoi fare parte del cambiamento?

1. Recupera “Lo spazio non è neutro” (link esterno) di Ilaria Crippi (lo trovi facilmente anche in biblioteca!).

2. Fai la tessera di Caratteri Cubitali.

3. Entra nel nostro gruppo di lettura “Punto” per proporre le prossime letture e votare la data del prossimo incontro (che si terrà tra circa un mese e mezzo).

Meno barriere, più spazio per ogni persona. Ci vediamo alla prossima pagina.
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