L’obbligo della diretta c’era. Scritto nel contratto
Il contratto con cui il Dipartimento delle politiche in favore delle persone con disabilità ha affidato l’organizzazione di ExpoAID 2026 è pubblico. Lo ha vinto un’associazione temporanea di imprese composta da:
- Studio EGA Srl di Roma (che aveva già organizzato ExpoAID 2023)
- Bepop Srl di Napoli.
Queste imprese hanno proposto di occuparsi dell’organizzazione di ExpoAID (e degli altri eventi, nel 2026 e 2027) per circa 3,1 milioni di euro.
Anche il capitolato (il documento pubblico allegato al contratto che elenca le prestazioni obbligatorie che l’organizzatore deve garantire) è pubblico. Qui una cosa è scritta chiara: «dovrà essere prevista diretta streaming e registrazione dell’evento».
Non è una raccomandazione, non è un’opzione da valutare. È un obbligo scritto nero su bianco nel documento che il Dipartimento ha scritto e firmato.
Il sito non diceva niente
Fino al giorno stesso dell’apertura dell’evento, giovedì 25 giugno, il sito ufficiale expoaid.it non conteneva alcuna informazione sulla possibilità di partecipare a distanza. Nessuna informazione accessibile sulla diretta streaming. Nessun link a piattaforme di streaming. Nessuna istruzione per chi non poteva spostarsi.
La pagina dedicata alle iscrizioni è stata aggiornata l’ultima volta il 17 giugno, meno di 2 settimane dall’evento. La pagina indicava un solo modo per partecipare ai seminari: andare fisicamente a Rimini.
La pagina del programma, 4 giorni prima dell’apertura, segnalava ancora: «pagina in aggiornamento, presto disponibile».
Solo nel giorno dell’apertura sono comparsi i link alle dirette sulla piattaforma Vimeo, nei dettagli di ciascuna sessione. Ma anche in questo caso l’accessibilità si è rivelata parziale: alcuni link non funzionavano.
Questo non è un dettaglio tecnico. È una scelta — consapevole o no — che produce esclusione. Il nostro gruppo di ricerca “Lato A” lo ha documentato nel report “Non c’è, non si trova, non esiste”. Qui abbiamo analizzato l’accessibilità online di un campione di 100 festival musicali italiani, e abbiamo capito che l’accessibilità inizia online. Un evento che non comunica con anticipo come partecipare da remoto sta dicendo che la presenza fisica è l’unica opzione prevista.
Il costo reale dell’esclusione
Partecipare fisicamente a ExpoAID ha un costo molto alto. Rimini, tra il 25 e il 27 giugno, è in piena stagione turistica. Vitto e alloggio in quei giorni costano cifre significative anche per chi viaggia da solo.
Molte persone disabili hanno bisogno di assistenza continua, da parte di caregiver familiari o assistenti personali che hanno scelto liberamente. Questo è il modello della vita indipendente che ExpoAID dice di promuovere. Per queste persone, partecipare vuol dire moltiplicare quei costi. Significa pagare vitto e alloggio per sé e per chi li accompagna, per più giorni, in alta stagione.
Germano Tosi, presidente di ENIL Italia (la rete europea per la vita indipendente delle persone disabili) lo ha descritto in modo preciso in una lettera pubblica. Tosi ha scritto questa lettera pochi giorni prima dell’inizio dell’evento. Tosi era stato invitato come relatore alla sessione sul Progetto di vita previsto per venerdì 26 giugno, ma ha dovuto rinunciare a partecipare fisicamente. Nella lettera ha spiegato perché è stato costretto a farlo:
«L’organizzazione e la pianificazione di una trasferta fuori casa per una persona con disabilità che necessita di assistenza continua prevede di dover considerare molti aspetti, a partire dal viaggio e dalle cose necessarie che occorre portarsi. Molto spesso il mezzo idoneo è l’auto con la quale poter caricare la carrozzina, il sollevatore e tutto l’occorrente per il giorno e la notte, compreso l’assistenza di due persone. Un costo totale che arriva tranquillamente a oltre 1.000 euro per due giorni».
La rinuncia di Tosi non è solo personale. Ha un contesto che aggrava ulteriormente il quadro. Come ha raccontato nella lettera, lui e altre persone disabili in Piemonte da mesi anticipano di tasca propria i costi dell’assistenza personale. Questo succede perché il loro Consorzio socio-assistenziale ha sospeso i pagamenti, in attesa dei soldi regionali e del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza. Ogni persona disabile che ha diritto a soldi pubblici per pagare l’assistenza in quel distretto ha già anticipato circa 10.000 euro. E non sa quando arriverà il rimborso. In questa situazione, una trasferta da oltre 1.000 euro per partecipare a un evento non è sostenibile. Nemmeno se è un evento dedicato esattamente ai temi che la riguardano.
«Per tali motivi sono costretto a declinare l’invito in presenza a ExpoAID», ha scritto Tosi.
La contraddizione è tutta qui
Il programma di ExpoAID 2026 include sessioni:
- sulla progettazione universale
- sull’autodeterminazione
- sulla vita indipendente
- sul diritto alla partecipazione
- sul Progetto di vita
- sulla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità.
Il Progetto di vita è uno dei pilastri della Legge Delega 227/21. Questa legge dovrebbe rivoluzionare il modo in cui lo Stato guarda alle persone disabili. L’articolo 9 della Convenzione Onu impone di garantire alle persone disabili l’accesso alla vita pubblica e alle informazioni. Questo si basa sul principio che le persone disabili sono uguali alle altre persone, e hanno quindi i loro stessi diritti.
Tutte queste sessioni fanno parte di un evento sulla disabilità e l’inclusione, che è però inaccessibile economicamente per molte persone disabili. Fino al giorno dell’inaugurazione infatti, non si sapeva se era possibile seguire gli incontri da casa attraverso internet. Come abbiamo detto, uno dei relatori, presidente della più importante rete europea per la vita indipendente, ha rinunciato perché non poteva sostenere i costi. Tra l’altro, il presidente di Enil Italia è l’unica persona disabile invitata alla sessione “La Riforma della disabilità e il progetto di vita”.
La diretta streaming era prevista dal contratto. Era un obbligo, non un’aggiunta opzionale. Ma nessuno ha ritenuto necessario
- comunicarlo con anticipo
- organizzarlo in modo visibile
- renderlo parte integrante dell’esperienza pubblica dell’evento.
Perché?
Il paradosso dell’evento vetrina
ExpoAID non è un evento qualsiasi: è l’evento di rappresentazione pubblica della politica sulla disabilità del Governo. Serve a mostrare che il Ministero esiste, lavora, produce. In questa logica, l’obiettivo prioritario è la presenza fisica: i relatori in sala, la presenza del pubblico da fotografare e pubblicare sui social. La diretta streaming è percepita come alternativa di serie B, non come canale di partecipazione alla pari.
Questo rivela un’idea della partecipazione centrata sul corpo presente, sulla visibilità fisica, sull’evento come spettacolo. Un’idea che sacrifica chi non può esserci: non perché non vuole, ma perché il sistema non ha tolto gli ostacoli che gli impediscono di partecipare. È esattamente quello che l’articolo 1 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità chiama “barriere ambientali e attitudinali”. Quello che il modello sociale della disabilità identifica come la vera fonte dell’esclusione.
La visibilità politica viene prima dei diritti
Il decreto 62/2024 sul Progetto di vita dice: “nulla di noi senza di noi”. Tosi lo reclama nella sua lettera. Ma “nulla di noi senza di noi” non è uno slogan da mettere in una sessione: è un metodo. E vale anche e soprattutto per chi non ha i soldi per il biglietto del treno, la stanza di un hotel, l’assistenza per partecipare. Questo problema è ancora più grave se pensiamo a come le persone disabili devono usare i loro soldi per rimediare alle decisioni di chi governa e amministra i fondi pubblici. Persone che hanno la responsabilità di usare questi fondi pubblici per garantire a tutte le persone disabili il diritto alla vita indipendente.
Ma qui il problema va oltre la mancanza di metodo. L’obbligo della diretta streaming era scritto nel contratto fin dall’inizio. L’organizzatore lo sapeva. Il Dipartimento lo sapeva. Eppure per settimane nessuno ha ritenuto necessario comunicarlo. La spiegazione è evidente: tenere le persone all’oscuro della possibilità di partecipare da remoto spinge chi può a venire fisicamente. Riempie le sale. Costruisce l’evento vetrina per fare bello il Ministero e il governo. È una volontà chiara, che ha messo la propaganda politica prima dei diritti di partecipazione delle persone disabili.
Proprio le persone disabili per cui quell’evento dovrebbe essere stato organizzato. E per cui quei 3 milioni di euro di soldi pubblici dovrebbero essere stati spesi.
Ora tocca a te cogliere questa opportunità. Molte persone hanno scoperto solo per caso le dirette e le registrazioni delle 50 sessioni di ExpoAID, anche se i contratti obbligavano gli organizzatori a pubblicarle. Noi sappiamo che questa disorganizzazione lascia l’amaro in bocca e fa arrabbiare. Ti consigliamo però di superare la frustrazione e di guardare comunque i video degli incontri.
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