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Rimandati a settembre: i dati sui festival musicali italiani nel 2025 sono pessimi

La musica dal vivo ha una forza unica: crea esperienze immersive e collettive. Eppure, per una fetta enorme di pubblico, questa magia si schianta contro un muro molto prima di arrivare sotto il palco. È una barriera invisibile e silenziosissima: la mancanza di informazioni.

Perché la verità è semplice: l’accessibilità inizia online. Se non riesco a capire se potrò entrare, se ci saranno bagni adatti alle mie esigenze o se potrò portarmi il cibo salvavita da casa, semplicemente non comprerò quel biglietto. La non-informazione diventa, nei fatti, esclusione.

Per capire a che punto siamo, il nostro gruppo di ricerca “Lato A” ha analizzato l’esperienza digitale offerta da 100 festival musicali italiani nel 2025. Non ci interessava dare i voti alla musica, ma capire quanto questi eventi sono davvero accessibili per tutte le persone.

Il panorama che è emerso è critico. Lo abbiamo riassunto così: “Non c’è, non si trova, non esiste”.

Mappa d'Italia in scala di grigi con punti neri che indicano la posizione dei festival musicali analizzati. I punti sono densamente concentrati al Nord (soprattutto lungo l'asse Milano-Bologna-Firenze), in Sicilia meridionale e lungo la costa est (Puglia e dintorni), con presenza sparsa nel Centro-Sud.
La distribuzione nella Penisola dei festival che abbiamo analizzato.

Come abbiamo lavorato (e cosa abbiamo cercato)

Siamo quasi tutte persone disabili e neurodivergenti, quindi conosciamo bene la nostra esperienza a festival e concerti. Conosciamo bene la fatica che facciamo per trovare le informazioni, per arrivare alle location, per stare (se riusciamo a entrare).

Non volevamo limitarci a dire che “le cose vanno male”, volevamo dimostrarlo. Così, abbiamo selezionato un campione di 100 festival musicali distribuiti in tutte le regioni italiane (con una maggiore concentrazione in Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna), che si sono svolti tra il 30 aprile e il 16 novembre 2025. Abbiamo scelto volutamente eventi dotati di un sito web ufficiale, intercettando per l81% festival a pagamento e per il 79% eventi allaperto, dai mega-eventi commerciali alle realtà indipendenti più radicate.

Una squadra di 9 persone volontarie — in gran parte attiviste, professioniste dell’accessibilità e persone con disabilità — si è messa al computer e ha fatto quello che dovrebbe poter fare chiunque: cercare di organizzarsi per andare a un concerto.

Abbiamo spulciato homepage, setacciato regolamenti infiniti (spesso nascosti in minuscoli file PDF) e analizzato i processi di acquisto dei biglietti. Non abbiamo valutato i luoghi fisici, ma la comunicazione digitale: se uninformazione salvavita o un servizio essenziale non sono scritti chiaramente sul sito, per noi è come se non esistessero. Abbiamo contato i clic a vuoto, mappato le parole abiliste e documentato ogni singolo muro di gomma burocratico. I dati che leggi qui sotto sono il risultato di questa caccia al tesoro. E no, non è stato divertente.

La band suona, la folla partecipa. Una ragazza in carrozzina è sola, su una piattaforma lontanissima dal palco.

I dati: un sistematico vuoto informativo

Le nostre 9 persone volontarie si sono armate di pazienza e hanno spulciato i siti web dei festival. Quello che hanno trovato (o meglio, non hanno trovato) è il ritratto di unesclusione sistemica:

  • Siti web silenti: il 51% dei festival analizzati non dedica alcuna pagina allaccessibilità sul proprio sito.
  • Caccia al tesoro: solo il 5% dei festival offre informazioni chiare e subito accessibili dalla homepage. Per il resto, bisogna scavare tra regolamenti tecnici e domande frequenti.
  • Le parole sono pietre: abbiamo raccolto 59 segnalazioni su parole e frasi problematiche, abiliste o paternalistiche: lespressione “diversamente abili” compare ancora 17 volte, per non parlare dei continui richiami all’“invalidità” o dell’uso de “il disabile” come sostantivo.

Contatti e burocrazia: l’ostacolo dei biglietti

Hai bisogno di fare una domanda specifica per poterti organizzare? Mettiti in fila.
  • Nessuno a cui scrivere: il 71% dei festival non ha un’email dedicata all’accessibilità e ti lascia a litigare con indirizzi generici o chatbot che non sanno rispondere a bisogni umani.
  • Zero ascolto: il 97% dei festival non prevede canali specifici per segnalare problemi, barriere o esigenze.
  • Il labirinto dei biglietti: il 60% dei festival non dà indicazioni chiare sugli ingressi riservati a chi ha esigenze specifiche.
  • Privacy violata: nel 24% dei casi vengono richieste certificazioni mediche eccessive (come diagnosi complete), in totale contrasto con il principio di minimizzazione del GDPR.

Arrivare, mangiare e stare sicuri: un’impresa abbandonata al caso

Molte persone che organizzano festival pensano che “una volta lì, ci si adatta”. Peccato che limprovvisazione non sia accessibile.

  • Orientamento: il 60% dei festival si limita a darti un indirizzo, senza spiegare davvero come arrivare. Il 75% non dà strumenti per orientarsi all’interno dell’evento, lasciando le persone in balia della folla.
  • Cibo e salute: l87% dei siti non segnala opzioni per allergie o diete particolari. L82% non si degna di specificare se puoi portare cibo da casa per motivi di salute.
  • Igiene e sicurezza: l89% dei siti non segnala la presenza di servizi igienici accessibili. Il 96% non chiarisce se puoi entrare con i tuoi dispositivi medici personali. E se subisci una molestia? Il 92% non spiega come vengono gestiti i casi di violenza.

Non è un favore, è la legge (ma non basta)

Se il buon senso e lempatia non bastano a convincere chi organizza i festival, forse dovrebbe farlo la legge. Eppure, in Italia l’accessibilità viene ancora trattata come una fastidiosa scartoffia burocratica o, peggio, come una “concessione speciale” per far bella figura.

Non è così. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità parla chiaro: partecipare alla vita culturale è un diritto umano fondamentale. E dopo lentrata in vigore dello European Accessibility Act (che dal 2025 impone standard di accessibilità digitale a moltissimi servizi e prodotti, inclusi gli e-commerce di biglietti), il mondo degli eventi live sembra vivere in una bolla di impunità. Per non parlare del GDPR: chiedere a una persona di inviare la propria diagnosi medica completa solo per farsi assegnare un posto a sedere non è una procedura standard, è una violazione della privacy. Rispettare la normativa, però, è solo il minimo sindacale. Noi non vogliamo la mera “conformità legale”: vogliamo la giustizia sociale. E per ottenerla serve un cambio di mentalità radicale.

Gli strumenti per smettere di escludere (e iniziare a fare bene)

Lalibi del “costa troppo” o del “è troppo difficile” non regge più. Rendere accessibile la comunicazione digitale di un festival è spesso unoperazione a costo molto basso, che richiede solo cura e gli strumenti giusti.

Da dove si parte? Dalle basi

Una pagina “Accessibilità” in bella vista

Mettila nel menu principale, non nascosta nei meandri del footer. Scrivici dentro le informazioni vere: come si entra, dove sono i bagni, se cè terra battuta o asfalto, se si può portare linsulina. E costruisci anche un documento accessibile da scaricare con tutte le informazioni importanti da tenere con sé.

Vuoi imparare le basi per costruire documenti accessibili? 

Parla come mangi (usa il “linguaggio chiaro”, o “plain language”)

Basta burocratese e regolamenti incomprensibili. Usa frasi brevi, elenchi puntati e parole di uso comune. Le informazioni salvavita devono essere capite al volo da chiunque, anche da chi si distrae o sta per crollare di stanchezza, o usa tecnologie assistive.

Vuoi imparare le basi del linguaggio accessibile e comprensibile?

Un contatto che funziona (e che risponde)

Crea un indirizzo email dedicato (es. accessibilita@festival.it) e mettici dietro una persona formata, che non risponda con frasi fatte e paternalistiche.

Accessibilità grafica

Usa le linee guida WCAG. Inserisci il testo alternativo nelle foto, assicurati che i contrasti di colore siano leggibili e che i PDF dei regolamenti siano taggati correttamente per chi usa uno screen reader.

Vuoi imparare le basi dellaccessibilità grafica?

Mappe che servono davvero​

Non basta un disegno carino. Serve una mappa accessibile che indichi i percorsi senza barriere, le zone di decompressione sensoriale e i punti di primo soccorso.

Fai testare l’accessibilità a persone disabili​

E la regola d’oro: paga le persone con disabilità per progettare e testare il tuo sito, la tua location, i tuoi processi. “Niente su di noi senza di noi” non è solo uno slogan, è l’unico metodo di lavoro che funziona davvero.

Vuoi avere un primo test di accessibilità del tuo sito?

E adesso? Copia, collabora, cambia

Questo report non labbiamo scritto per fare lelenco delle mancanze, ma per fornire uno strumento di consapevolezza e costruzione. Rivendichiamo il diritto alla cultura e al divertimento: il diritto di esserci senza dover costantemente chiedere il permesso.

Se organizzi eventi o lavori nella cultura, non serve reinventare la ruota.
Ecco cosa puoi fare da domani:

  • Usa questo report: leggilo e usalo per iniziare a formare le tue squadre.
  • Copia (bene): nellappendice del report abbiamo raccolto esempi virtuosi e soluzioni già testate, spesso a bassissimo costo.
  • Coinvolgi le comunità: non progettare “per” le persone con disabilità, ma “con” loro. Apri canali di ascolto e retribuisci le competenze di chi vive le barriere ogni giorno.

È tempo di scrivere un nuovo “Lato A” della musica dal vivo. Trasformiamo laccessibilità da concessione straordinaria a standard strutturale.

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